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Mazzini, Garibaldi e Cattaneo? Avrebbero votato così …

(Corriere della Sera, 11 ottobre, 2017 – di Antonio Carioti)

Ostile a tutte le corone, Giuseppe Mazzini auspicava nell’Ottocento la fine della monarchia spagnola e sarebbe di quel parere anche oggi. Ma non vedrebbe di buon occhio la secessione della Catalogna, dato che viceversa auspicava la fusione di Spagna e Portogallo in una Repubblica Iberica dotata di forti autonomie locali. Il presidente dell’Associazione mazziniana italiana Mario Di Napoli lo ricorda in una lettera aperta scritta al leader della Esquerra republicana de Catalunya Oriol Junqueras, che è anche il vice del presidente catalano Carles Puigdemont: «A mio parere i repubblicani catalani dovrebbero cambiare obiettivo: non la secessione da Madrid, ma la trasformazione dell’intera Spagna in una Repubblica federale, con il superamento della monarchia e la liquidazione dei residui franchisti, in vista degli Stati Uniti d’Europa».

D’altronde Mazzini proponeva una soluzione unitaria anche per l’Italia. Ma che dire di Carlo Cattaneo, l’altra mente pensante della democrazia risorgimentale, che invece era un federalista e si oppose all’annessione della sua Lombardia al Piemonte sabaudo? Non vi era all’epoca critico più severo del centralismo statalista: infatti la Lega ha sempre cercato di annetterselo. Però il federalismo di Cattaneo non aveva i tratti etnici che affiorano nell’indipendentismo catalano. Mai rivendicò la purezza di un’identità lombarda da preservare. E non era affatto contrario agli Stati plurinazionali: prima dello scontro con l’Austria nelle Cinque giornate del 1848, si batteva per una riforma federale dell’Impero asburgico. Di certo non avrebbe approvato una secessione destinata a portare fuori dalla Ue, visto che lui per primo usò la formula «Stati Uniti d’Europa».

Un’esperienza separatista si ritrova invece nella biografia di Giuseppe Garibaldi, che pure è passato alla storia per aver unito il Sud al resto d’Italia. Da giovane il generale nizzardo aveva difeso con le armi l’indipendenza del Rio Grande del Sud, una provincia che nel 1836 si era staccata dall’impero del Brasile per costituirsi in Repubblica. La secessione rientrò nel 1845 dopo molti anni di guerra, ma Garibaldi se ne era già andato nel 1842 con Anita, conosciuta proprio in Brasile. D’altronde per il Rio Grande aveva lottato in nome degli ideali mazziniani. Insomma, anche per il giovane Garibaldi la priorità era la Repubblica, non la secessione.

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