Predappio

Museo di Predappio: un progetto elaborato senza la partecipazione del territorio

Riteniamo sia stato un errore non coinvolgere nella progettazione e realizzazione del cosiddetto “museo sul fascismo” le realtà associative, culturali e sociali, del territorio forlivese e romagnolo.

Come noto, l’Ex Casa del Fascio e dell’Ospitalità di Predappio è oggetto di un piano di recupero e rifunzionalizzazione che, secondo il progetto iniziale, dovrebbe portare alla realizzazione di un Centro di documentazione e ricerca sulla storia del Novecento e, nell’ambito di esso, di una Esposizione permanente relativa alla storia d’Italia nel ventennio fascista con attenzione alla dimensione europea.
In realtà, le risorse fino ad ora raccolte permettono di mettere in cantiere solo la seconda parte del progetto, ovvero quella espositiva/museale. Della realizzazione del Centro di documentazione e ricerca non vi è, al momento, alcuna certezza.
Nel corso del 2016, il progetto scientifico e museografico dell’Esposizione permanente è stato commissionato dal Comune di Predappio all’Istituto per la Storia e le Memorie del Novecento Parri Emilia-Romagna di Bologna. Sono stati nominati un comitato scientifico e un gruppo di lavoro, dove non hanno voce, in nessun modo, le realtà associative, culturali e sociali, del territorio forlivese e romagnolo.
La consegna del progetto esecutivo è avvenuta nei primi mesi del 2017 e il progetto stesso è stato presentato in conferenza stampa a Roma in queste ultime settimane. La realizzazione dell’Esposizione permanente (“museo”) dovrebbe iniziare nei prossimi mesi ed aprire al pubblico nel gennaio 2020.
Rileviamo che l’intera operazione è stata portata avanti con una impronta dirigista da un pugno di persone, senza che si aprisse un confronto costruttivo con il territorio, sull’impostazione e i contenuti del “museo” e sul contesto, particolarmente delicato, in cui esso sorgerà.
Pochi giorni fa, il 28 ottobre, circa 2.000 fascisti, la maggior parte in camicia nera, hanno sfilato per Predappio, riempiendo poi tutti i ristoranti della vallata. Appare grave la noncuranza con cui amministratori e progettisti continuano ad affrontare il problema del contesto in cui il “museo” nascerà.
In queste condizioni, il progetto di centro di documentazione, anziché essere una risorsa per lo sviluppo culturale e sociale del Forlivese e della Romagna, una opportunità di crescita per studenti e ricercatori italiani e stranieri, rischia di essere un clamoroso autogoal servito su un piatto d’argento a un turismo di nostalgici e di “curiosi”.
Le realtà associative e culturali firmatarie di questo comunicato avrebbero potuto e voluto dare suggerimenti e indicazioni, porre in evidenza criticità e contraddizioni, se ci fosse stato un confronto democratico e plurale. Ma così non è stato, e non abbiamo quindi intenzione di farci carico, o avallare con il silenzio, una condotta che non ci convince e che troviamo pericolosa.

Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena; Fondazione Alfred Lewin, Forlì; Associazione Mazziniana Italiana, Forlì; ANPI, Forlì-Cesena; CGIL Forlì; UDU; Associazione Luciano Lama.

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