Piombino: l’ Associazione Mazziniana stigmatizza la copertura delle statue dei musei capitolini

(www.letrusconline.it 30 gennaio 2016)

La locale Associazione Mazziniana non ha affatto digerito la copertura delle statue dei musei capitolini per il ricevimento del Presidente iraniano Hassan Rouhani e, per bocca del suo Presidente Daniele Massarri, stigmatizza l’errore politico:: «In nome della realpolitik c’è chi sostiene che, dopo la storica rimozione delle sanzioni internazionali, Rouhani è tornato al centro dello scacchiere; che l’Iran è inoltre divenuto strategico nella questione siriana e in prima linea nella lotta al terrorismo ed infine che gli svariati miliardi di Euro attualmente in campo impongono all’Italia una politica di apertura, di riconciliazione, di dialogo eccetera. A tutto ciò ribattiamo che non solo si può dialogare, ma che il dialogo è un Dovere tassativo, da adempiere però nella piena dignità e a schiena dritta».

Il Presidente prosegue su ciò che è stato detto anche nella riunione settimanale dell’Associazione: «Le nudità artistiche inscatolate sono di fatto una rinuncia alla nostra Arte e alla nostra Cultura. Chi ha partorito la pensata di coprire le statue? Siamo forse convinti che sia essenziale? Perché si persevera nel rappresentare al Mondo una nazione servile? A tale riguardo noi esprimiamo il nostro sdegno ed afflizione, perché siamo convinti che per certe simboliche abdicazioni non c’è – né deve mai esserci – nessun affare a giustificarle; nessuna apertura o dialogo ad imporle; nessuna ragione pratica a renderle meno infime.

Bisogna dire una volta per tutte che chiunque tenta di spacciare certi atteggiamenti per un presunto “rispetto della cultura dell’altro” o per ineludibile cortesia: mente sapendo di mentire, perché sono condotte che non hanno niente a che vedere con il rispetto dell’altro, anzi svelano l’abito mentale di chi le realizza, ossia una vocazione a trattare l’ospite come se fosse un padrone con quella smania di compiacere che non è tipica dei rispettosi o dei cortesi, bensì dei servi.»

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