Il supermarket (globale) del sovranismo

In occasione del Campus Ami Giovani, svoltosi a Cervia nell’aprile del 2018, Alessandro Barbero fu  brillante relatore sul tema Come rispondere alle bufale dei neoborbonici. Dopo l’articolo uscito su  “La Stampa” il 24 settembre scorso, intitolato L’Austria di Kurtz riscrive il Risorgimento. “Cavour e Mazzini oppressori nazionalisti”, l’insidia dei neoborbonici passa all’improvviso in secondo piano. Un po’ perchè la maggioranza governativa giallo-verde sembra aver placato, almeno per ora, gli istinti “separatisti” (ribadiamo il sembra, ovviamente), ma soprattutto perchè l’attacco a Mazzini, e più in generale alla storia del Risorgimento, assume una scala continentale. Se fino a dieci anni fa negli opuscoli didattici dell’Unione Europea Mazzini appariva saldamente come uno degli ispiratori del progetto comunitario, la manualistica scolastica austriaca, al pari del recente discorso di Orban al Parlamento Europeo, vanno in una stessa direzione: riproporre una storia diversa del nostro continente, per riportare le lancette del tempo al XIX secolo, epoca in cui i diritti, tra tutti quello all’indipendenza nazionale, non esistevano ancora.

Poco consolatorio sarebbe pensare alla reazione di Orban rispetto alla visione del collega Kurz, o alle tensioni austro-italiane sulla doppia cittadinanza offerta dal giovane premier austriaco agli altoatesini. Ed inutile è insistere sul fatto che Orban nega l’aiuto sui migranti al governo di cui fa parte l’amico Matteo Salvini. Da un lato perchè i sovranisti stanno marciando “divisi” ma compatti verso l’appuntamento delle europee del 2019. Dall’altro perchè queste argomentazioni non hanno alcuna presa immediata sull’opinione pubblica, se ancora di opinione pubblica “cosciente”si può parlare di fronte alla viralità dei social network.

Dove può risiedere il punto debole del sovranismo? Da dove può filtrare un po’ di luce nella crepa di cui parlava Leonard Cohen in una sua bellissima canzone?

Paradossalmente nella scarsa originalità del sovranismo. Sentir parlare di tradizioni millenarie, di cavalieri medievali, di identità, e poi attingere al serbatoio di Steve Bannon, accolto in Italia come una rockstar, ci fa pensare che senza il supporto di Cambridge Analytica o di slogan precofenzionati, i sovranisti europei non andrebbero molto lontano. È di Bannon, non di un europeo, il motto sul razzismo come una “medaglia da mettere al petto” recentemente ripreso anche in Italia. Insomma, proteggere le frontiere sì, ma in questo caso pescando nell’estrema destra americana. Quanto di più banalmente globale ci sia.

Coloro che attaccano la globalizzazione o il multiculturalismo non lo fanno per i limiti reali che questi processi hanno mostrato (limiti che da queste pagine, soprattutto in materia di eccessiva finanziarizzazione dei processi istituzionali, critichiamo almeno dal 1984), ma li insidiano perchè vi colgono i principi di un disegno universale di Umanità. Tuttavia si trovano ad attingere loro malgrado ad un sovranismo internazionale alimentato da Stati Uniti e Russia, cui un’Europa debole e insensibile ai diritti fa assolutamente comodo. Un supermarket social dal quale pescare post, bufale ed impostare campagne ostili a un’idea o ad un personaggio pubblico.

Bannon ha parlato dei sovranisti come di veri “patrioti”. Noi mazziniani, che questo termine abbiamo visto usurpato anche dal fascismo, dobbiamo proteggerlo da una nuova mistificazione. Così come dobbiamo proteggere Giuseppe Mazzini da quanto c’è scritto nei manuali di storia austriaci.

In uno di questi, Baustene, edito da Öbv, casa editrice di stato, si legge: «Gradatamente in Europa si fece strada l’idea che in uno Stato potessero convivere solo persone con il medesimo passato storico, la medesima lingua e la stessa cultura. Coloro che non rientravano in questo disegno [gli occupanti austriaci, NdA] non avrebbero goduto di pari dignità […] Quest’idea si chiamava nazionalismo. […] Molti nazionalisti [tra cui Mazzini, NdA] erano pronti ad usare anche la violenza per realizzare il desiderio di avere un loro Stato e una propria nazione».

Sulla base di questo assunto, uno studente austriaco si chiederà perchè il premier Kurz chiude le frontiere ai migranti, dopo averle chiuse in faccia alla storia?

 

Michele Finelli

Editoriale de Il Pensiero Mazziniano, n. 3/2018

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